EMDR e traumatologia nei DCA

Nella storia di vita dei soggetti che presentano un Disturbo del Comportamento Alimentare (DCA) emergono spesso eventi traumatici e aspetti dissociativi

Per trauma intendiamo l’esposizione a un evento che percepiamo come fortemente minaccioso per  noi e/o per gli altri e che, trovandoci incapaci di padroneggiarlo, ci induce terrore, collera, e un sentimento di impotenza (overwhelming emotions). Il cervello,  nel corso di una esperienza traumatica, diviene incapace di elaborare informazioni tra diverse reti neurali;  tali esperienze  rimangono come “ intrappolate”, senza poter essere rielaborate.

Vivere un trauma favorisce dunque  la comparsa di sintomi dissociativi: la mente fatica a integrare, mettere insieme ricordi, sensazioni fisiche, immagini, emozioni, in un racconto situato in un tempo della nostra vita; l’abbuffata stessa è, di per sé, un sintomo dissociativo, cioè una modalità attraverso la quale s’induce un parziale stato alterato di coscienza, in cui c’è perdita di controllo.

La complessità e multifattorialità dei DCA richiede dunque la valutazione e la presa in carico di eventuali eventi traumatici nella vita del paziente, attraverso le più efficaci metodologie.

L’EMDR, (Eye Movement Desensitization and Reprocessing, in italiano Desensibilizzazione e Rielaborazione attraverso Movimenti Oculari) è un trattamento in cui il terapeuta facilita l’elaborazione dell’esperienza traumatica mediante movimenti guidati degli occhi, o altre stimolazioni bilaterali degli emisferi celebrali.  Durante i set di movimenti oculari, il paziente rivive elementi del ricordo iniziale e altri ricordi; la metodica riattiva un processo innato ed ecologico, presente in ogni persona, di elaborazione delle informazioni a contenuto emotivamente pregnante. L’obiettivo è l’elaborazione rapida delle informazioni relative all’esperienza traumatica, fino ad una sua “risoluzione adattiva”; si verifica così un processo di memorizzazione che trasforma i ricordi traumatici in normali ricordi, senza l’intensità emotiva collegata all’evento traumatico pregresso.

Nello specifico, i pazienti con DCA spesso lamentano un forte disagio emotivo legato all’intensità di emozioni quali colpa, abbandono, solitudine, senso d’impotenza, inadeguatezza, non amabilità, senso di fallimento e perdita di controllo. L’utilizzo dell’EMDR può dunque rivelarsi efficace nel favorire l’elaborazione delle esperienze traumatiche passate, legate a tali vissuti emotivi e a destrutturare schemi di autovalutazione disfunzionale  quali il perfezionismo, l’ipercontrollo,  la  bassa autostima e la sensibilità al giudizio altrui così come la relazione disturbata con il corpo.

 L’ EMDR può inoltre essere applicato agli attuali episodi significativi relativi alle abbuffate, al vomito e ai digiuni così come può essere strumento utile alla prevenzione delle ricadute, rafforzando la costruzione di obiettivi futuri e il potenziamento delle proprie risorse.

L’EMDR è utilizzato all’interno di un  “intervento cognitivo integrativo”, cioè  nel corso di  una psicoterapia individuale così come, a lato, di un percorso di psicoterapia di gruppo.

Lo scopo è molteplice: accelerare il processo terapeutico rendendo i ricordi emotivamente meno disturbanti, ricollocandoli  nella propria storia di vita;  introdurre un cambiamento della prospettiva cognitiva attraverso l’elaborazione di informazioni mancanti che producono una differente comprensione degli eventi; aiutare la persona a fruire di risorse delle quali dispone; agevolare cambiamenti terapeutici che stentano a generalizzarsi (Lipke, 2000; Shapiro, 1995, 1999).

Bibliografia:

Lipke, H. (2000). EMDR and Psychoterapy Integration. Theoretical and Clinical  Suggestions with Focus on Traumatic Stress. Boca Raton: CRC Press

Shapiro, F. (1989). Efficacy of the eye movement desensitization procedure in the treatment of traumatic memories. Journal of Traumatic Stress, 2, 199-223

Shapiro, F. (2000). EMDR Ten Years After Its Introduction: A Review of Past and Future Directions, “EMDR… Forward from the future”, 8-10 settembre, Toronto

Van der Kolk, B., Fisler, R. (1995). Dissociation and the fragmentary nature of  34 traumatic memories. Journal of Traumatic Stress, 8, 505-525